Al termine della prima fase del Leica Talent 2014 sono stati selezionati 12 partecipanti – 3 per singola categoria
Travel Photography – Landscape Photography – Street Photography – Portrait Photography.

I fotografi selezionati hanno quindi partecipato a un workshop, a loro dedicato, svoltosi a Milano e tenuto da Massimo Mastrorillo.
Al termine delle due giornate di analisi dei portfolio e formazione, i partecipanti hanno avuto come compito lo sviluppo di un assignment dal titolo Home.

Due mesi di tempo – da 10 immagini a 30 – testo e didascalie.

Il confronto non è stato sulla qualità delle proprie singole immagini ma sulla capacità di sviluppare integralmente un progetto completo e confrontarsi con gli altri contendenti. Pur essendo tutti fotoamatori sono stati valutati per la capacità personale di rapportarsi al mondo del lavoro, presentando un progetto che potesse interessare il “capo redattore” Massimo Mastrorillo in funzione delle indicazioni da lui fornite ai partecipanti. Quindi, non solo belle fotografie ma un tema ampio, sviluppabile in modo differente a seconda delle personali attitudini.

E’ stato fin da subito chiaro a tutti che la fase finale sarebbe stata un’esperienza personale, non una sfida per poter vincere qualche premio.
Per questi ragazzi e ragazza è stato un percorso di crescita, terminato per i 5 migliori finalisti con un incontro a Milano con Franco Pagetti il quale ha avuto anche il piacere di invitarli a cena a casa sua e passare una splendida giornata con loro.

HOME / CASA

La fotografia, per come la intendo io, è la sintesi tra la rappresentazione della realtà e la capacità di trascenderla.

Nel tentativo di realizzare ciò, tendo spesso a “gio-care” con i soggetti e le situazioni. Cercando di co-gliere il lato ironico e surreale del quotidiano, pro-vando a rappresentarlo in modo originale e insolito. Questa propensione per il “gioco” mi ha portato a pensare il progetto come un gioco fotografico e di parole, che risultino associabili per concetto o assonanza alla parola CASA.

Casa/Chiesa, Casa/Chiusa, Casa/Chiosa, Casa/Cosa, Casa/Caos, Casa/asaC

Il progetto completo

L’editing di 10 immagini

Stefano Mirabella

Biografia

Sono nato e vivo a Roma dal 1973, lavoro nel campo della televisione satellitare da 15 anni, mi occupo della realizzazione di format televisivi di varia natura. Ho una grandissima passione per la fotografia che circa dieci anni fa mi ha portato a frequentare i primi corsi. Ho poi alimentato questa passione praticando e studiando la fotografia in modo autonomo, con i miei tempi ma con costanza.

Dal 2012 pratico la fotografia di strada. Ora faccio parte del collettivo italiano Spontanea.   Vivo la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la mia città.   Prediligo quel tipo di fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla.

www.stefanomirabella.com

www.spontanea.org

Qualche domanda

Come hai vissuto questo progetto di due mesi?

Con grande impegno e dedizione ma anche con estrema serenità e con la voglia di divertirmi. Nella vita cerco di affrontare sempre le situazioni senza ansia e senza stress, lo stesso approccio l’ho usato per dedicarmi alla realizzazione del progetto. Ho sviluppato l’idea con l’intento di mettermi in gioco ma anche e soprattutto di rimanere me stesso dal punto di vista fotografico. Quindi ho giocato un po’ con l’idea, la fotografia e i soggetti.

So When Did You Fall In Love With the Photography? – Quando hai capito di esserti innamorato della fotografia?

Nel lontanissimo 2001 ero in viaggio con un mio carissimo amico (appassionato di fotografia) a Madrid e per la prima volta affrontavo la visita di una città con una macchina fotografica al collo. E’ stato l’inizio di un’avventura, da quel momento non ho potuto vivere le esperienze di vita più importanti, senza raccontarle fotograficamente. Poi i primi corsi, tanto tanto studio e personali approfondimenti sul tema.

Qual è stato il fotografo che ti ha ispirato?

Sceglierne uno è difficilissimo, il mio percorso fotografico è ovviamente caratterizzato dallo studio e dall’influenza di molti fotografi. Bresson, Erwitt, Pellegrin, Nachtwey, Economopoulos, Eskenazi, Manos, Parke, Metzker, solo per citarne alcuni ma se dovessi sceglierne uno solamente direi Alex Webb, il suo modo di muoversi tra la gente di ritrarre le persone, di giocare con la luce e la composizione mi ha sempre affascinato e influenzato.

Qual’è stata l’immagine che ti ha cambiato?

L’immagine che mi ha cambiato, che mi ha fatto capire che con la fotografia si può raccontare anche quello che non si vede direttamente e che la fotografia può servire a porre domande e non a dare necessariamente risposte, è un immagine di James Nachtwey neanche troppo famosa. Nella quale per la prima volta ho ammirato come si possa riempire il fotogramma tramite le ombre, proiezioni di una realtà che riusciamo solo a percepire e che va a completare e ad arricchire una scena. (©James Nachtwey – West Bank, 2002 – Digging out the ruins of a shop in Jenin refugee camp)

A quale oggetto, legato alla fotografia, sei più affezionato?

Sono senza dubbio legatissimo ad un vecchio esposimetro che trovai un po’ di anni fa in un cassetto a casa dei miei nonni. Mi è stato detto che lo usava mio nonno, grande appassionato di fotografia. L’ho conservato e per dargli ancora un senso, lo porto sempre durante i miei corsi, quando insegno fotografia e parlo di esposizione.


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