Al termine della prima fase del Leica Talent 2014 sono stati selezionati 12 partecipanti – 3 per singola categoria
Travel Photography – Landscape Photography – Street Photography – Portrait Photography.

I fotografi selezionati hanno quindi partecipato a un workshop, a loro dedicato, svoltosi a Milano e tenuto da Massimo Mastrorillo.
Al termine delle due giornate di analisi dei portfolio e formazione, i partecipanti hanno avuto come compito lo sviluppo di un assignment dal titolo Home.

Due mesi di tempo – da 10 immagini a 30 – testo e didascalie.

Il confronto non è stato sulla qualità delle proprie singole immagini ma sulla capacità di sviluppare integralmente un progetto completo e confrontarsi con gli altri contendenti. Pur essendo tutti fotoamatori sono stati valutati per la capacità personale di rapportarsi al mondo del lavoro, presentando un progetto che potesse interessare il “capo redattore” Massimo Mastrorillo in funzione delle indicazioni da lui fornite ai partecipanti. Quindi, non solo belle fotografie ma un tema ampio, sviluppabile in modo differente a seconda delle personali attitudini.

E’ stato fin da subito chiaro a tutti che la fase finale sarebbe stata un’esperienza personale, non una sfida per poter vincere qualche premio.
Per questi ragazzi e ragazza è stato un percorso di crescita, terminato per i 5 migliori finalisti con un incontro a Milano con Franco Pagetti il quale ha avuto anche il piacere di invitarli a cena a casa sua e passare una splendida giornata con loro.

DOMUS SAPIENS

L’inesorabile passare dell’esistenza non è riscontrabile solamente nei profondi solchi delle loro rughe. Non si nota solamente dal loro incedere lento ma tutto nella casa testimonia il lungo sentiero percorso insieme. Tutte le tappe raggiunte e archiviate nella vita una per una. Il lungo percorso, che qui viene osservato solo in prossimità del traguardo, ha riservato pene, successi, gioie, dolori, ricordi, memorie, sconforto, euforia, amore e ancora amore. E la storia di questi due esseri umani, parte di una storia assai più ampia, arcaica e infinita, è incastonata nella casa che ha fatto da palco alla loro commovente interpretazione. La loro casa, la casa dove i due hanno osservato, l’uno accanto all’altra, il dolce passaggio delle onde del tempo.
Gli specchi, i gioielli, i luoghi, gli oggetti, i movimenti, le pose, e infine alcune foto mi hanno fatto pensare ad un rendez-vous tra due persone, che vivono la loro vita in questa maniera e in quel posto da sempre. Una coppia anziana che immaginiamo al tramonto del loro percorso eppure con quegli elementi immortali che li caratterizzano: l’amore, la cura per l’altro, l’attenzione al proprio aspetto, il vivere insieme dunque, come se ogni giorno si rinnovasse il loro appuntamento.

Il progetto completo

L’editing di 10 immagini

Mariano Silletti

Biografia

Nasce nel 1972 a Pisticci (MT), vive a Matera.

Nel 1992 si arruola nell’Arma dei Carabinieri.

Dal 1995 inizia a frequentare corsi di fotografia nelle migliori scuole di Bari. Successivamente ha continuato a studiare fotografia e a documentare da autodidatta.
La sua personale ricerca fotografica esplora temi quali la street photography e il reportage documentaristico.

Dal 2014 fa parte del collettivo italiano di fotografia di strada InQuadra.

Qualche domanda

Come hai vissuto questo progetto di due mesi?

Il progetto l’ho vissuto in maniera serena, affrontando una storia semplice, bella, malinconica e delicata, con uno stile prettamente personale. Ho cominciato a raccontare questa storia alla fine di gennaio. Ricordo che a Matera c’era un clima terribilmente freddo. Ero talmente sprofondato nel mondo di questa storia che percepivo tutta la realtà intorno a me più strana di come era davvero. Fatto sta che i soggetti mi sembravano misteriosi. Prima di scattare ho iniziato a scrivere su un quaderno tutto ciò che la coppia mi raccontava. Avevo già riempito diverse pagine e sulla copertina avevo già scritto il titolo del progetto “Domus Sapiens”. In seguito la storia stava diventando molto più lunga di quanto avessi previsto all’inizio. Aveva assunto ormai troppa forza, un odore di umanità troppo intenso. Ho raccontato la casa di questa coppia, il luogo più importante per loro, quello in cui ormai si esprimono. Ho fotografato cercando di cogliere gli aspetti più particolari e identificativi di loro stessi per offrirgli un ritratto alternativo degli ultimi anni della loro vita. Ho descritto il loro microcosmo, indubbiamente luogo di residenza, di amore, di ricordi, di memorie, di religione, di sofferenze, di isolamento, di abitudini e di fragilità.

So When Did You Fall In Love With the Photography? – Quando hai capito di esserti innamorato della fotografia?

La fotografia mi accompagna da quando avevo 23 anni; avrei voluto studiare fotografia ma c’è stata una serie di circostanze avverse.
Ho iniziato a fotografare grazie a mio fratello quando, prima di partire per un viaggio all’avventura su un furgone improbabile con gli amici di sempre, mi ha dato una vecchia Yashica FX3 Super dicendomi “magari ti va di scattare qualche foto”. Dopo qualche anno, la vecchia Yashica è diventata mia.

Qual è stato il fotografo che ti ha ispirato?

Agli esordi, mi hanno particolarmente influenzato i lavori di Sebastião Salgado: quando ho visto “Terra” sono rimasto fulminato. E’ stato in quel momento che ho capito che dovevo impegnarmi seriamente per crescere come fotografo.
Adoro la mano di Paolo Pellegrin, guardando le sue foto ho imparato moltissimo.
Lo street photographer che preferisco è Alex Webb, il suo modo di comporre, i suoi colori e l’ironia che emerge dai suoi scatti mi hanno conquistato.

Qual’è stata l’immagine che ti ha cambiato?

Una foto di Salgado: l’occupazione di una fazenda da parte dei contadini, dei tendoni a formare casa, in cui emerge la povertà e una luce mistica che filtra tra gli alberi fitti. E’ una foto che parla di una umanità ai margini che spesso incontro nel mio lavoro quotidiano.

A quale oggetto, legato alla fotografia, sei più affezionato?

Alle pinze fotografiche, quelle per la carta che tante volte ho usato in camera oscura, che mi ricordano giornate interminabili passate al buio, tra la puzza degli acidi, ad aspettare l’alchimia della luce trasformata in immagine.


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