Al termine della prima fase del Leica Talent 2014 sono stati selezionati 12 partecipanti – 3 per singola categoria
Travel Photography – Landscape Photography – Street Photography – Portrait Photography.

I fotografi selezionati hanno quindi partecipato a un workshop, a loro dedicato, svoltosi a Milano e tenuto da Massimo Mastrorillo.
Al termine delle due giornate di analisi dei portfolio e formazione, i partecipanti hanno avuto come compito lo sviluppo di un assignment dal titolo Home.

Due mesi di tempo – da 10 immagini a 30 – testo e didascalie.

Il confronto non è stato sulla qualità delle proprie singole immagini ma sulla capacità di sviluppare integralmente un progetto completo e confrontarsi con gli altri contendenti. Pur essendo tutti fotoamatori sono stati valutati per la capacità personale di rapportarsi al mondo del lavoro, presentando un progetto che potesse interessare il “capo redattore” Massimo Mastrorillo in funzione delle indicazioni da lui fornite ai partecipanti. Quindi, non solo belle fotografie ma un tema ampio, sviluppabile in modo differente a seconda delle personali attitudini.

E’ stato fin da subito chiaro a tutti che la fase finale sarebbe stata un’esperienza personale, non una sfida per poter vincere qualche premio.
Per questi ragazzi e ragazza è stato un percorso di crescita, terminato per i 5 migliori finalisti con un incontro a Milano con Franco Pagetti il quale ha avuto anche il piacere di invitarli a cena a casa sua e passare una splendida giornata con loro.

STILL THERE

La terra di lavoro si estende a cavallo di tre distinte regioni e per decenni ha favorito l’insediamento dell’uomo attraverso lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento. Nel 1964, un elemento estraneo è stato impiantato al centro della piana di Sessa Aurunca, andando a modificare l’habitat di coloro che si erano insediati: la centrale nucleare del Garigliano. A seguito di diversi “piccoli” incidenti causati dalle esondazioni del fiume, che hanno determinato la fuoriuscita di materiale radioattivo, e dati gli elevati costi di riparazione, viene disattivata definitivamente nel 1981. Eppure il suo cadavere è ancora lì, nulla è stato ancora smantellato. La storia di questa piccola centrale è poco conosciuta e solo gli abitanti della zona sembrano essere al corrente dei fatti che la riguardano. Queste terre sono entrate nell’immaginario collettivo dei centri limitrofi come luoghi oscuri e malati, e la storia della centrale e dei suoi “abitanti” è divenuta una piccola leggenda locale, quasi fosse una fiaba spaventosa.

Per i contadini che quotidianamente lavoravano le terre circostanti la centrale l’unica scelta possibile a fronte di questo drastico cambiamento è stata quella di restare. Alcune di queste persone sono nate e vissute qui, non hanno mai abbandonato la vita di fattoria e per loro questa terra considerata maligna resta un punto di riferimento ineliminabile. Sul problema della radioattività dei prodotti della terra e dell’acqua, l’atteggiamento di queste persone sembra essere quello di un pacato fatalismo. Quello che ne scaturisce è il paradosso di una vita rurale preseverata all’ombra di una minaccia sigillata sotto terra, un fantasma vicino e lontano che è nella terra, nell’aria e nell’acqua.

Il progetto completo

L’editing di 10 immagini

Enrica De Nicola

Biografia

Enrica De Nicola, classe 1987, vivo a Roma.

Dopo la laurea breve in giurisprudenza, nel 2012 inizio il mio percorso di studi alla Scuola Romana di Fotografia e contemporaneamente lavoro come grafico e fotografo freelance.

M’interessano principalmente il ritratto, la fotografia d’architettura e documentaria.

Qualche domanda

Come hai vissuto questo progetto di due mesi?

Ho cercato di lavorare il più possibile sull’idea prima di uscire a scattare, ma man mano che fotografavo anche l’idea si modificava e progressivamente scoprivo quello che volevo raccontare. La svolta è stata l’incontro con la famiglia Del Bene e con i contadini della piana di Sessa Aurunca. Mi ha colpito molto il loro rapporto simbiotico con la terra nonostante l’estrema vicinanza alla Centrale nucleare del Garigliano. Ho scoperto un habitat del tutto particolare, affascinante e contradditorio. Ho provato a guardarlo con gli occhi di un bambino, seguendo le tracce di questo fantasma nucleare che mi sembrava così fuori contesto rispetto ad uno stile di vita così tradizionale. Volevo che anche la resa cromatica suggerisse una specie di “contaminazione” del paesaggio, così ho deciso di scattare sempre dopo il tramonto, quando tutto diventa blu e bisogna aguzzare la vista.

So When Did You Fall In Love With the Photography? – Quando hai capito di esserti innamorato della fotografia?

Le prime righe della monografia di Diane Arbus :

“La cosa che preferisco è andare dove non sono mai stata. Per me c’è un che di speciale nell’entrare a casa di altri. Quando arriva il momento di andarci, che debba prendere un bus o un taxi per i quartieri alti, è come se avessi un appuntamento al buio. Mi ha sempre fatto questo effetto. A volte provo una sensazione opprimente e penso “Mio Dio, è ora, ma non mi va proprio di andare”. Poi una volta partita, qualcosa di grande subentra al posto di questa specie di inquietudine ed è una sensazione che non posso controllare.”

Qual è stato il fotografo che ti ha ispirato?

Direi che è una scoperta continua e che ad ogni fase corrisponde un nuovo idolo. Ho sempre avuto la passione per la fotografia di ritratto e inevitabilmente tra i miei punti fermi,oltre Diane Arbus, ci sono Sally Mann, Richard Avedon, Mary Ellen Mark, Annie Leibovitz, Anton Corbijn. Passione più recente è quella per la fotografia documentaria: sto osservando molto il lavoro di Alec Soth, Trent Parke, Giovanni Del Brenna, Richard Misrach.

Qual’è stata l’immagine che ti ha cambiato?

La bambina affamata e l’avvoltoio di Kevin Carter. Oltre ad essere un’immagine fortissima, finisce per andare oltre le intenzioni del fotografo e porre questioni di natura etica sulla fotografia. (©Kevin Carter/Sygma/Corbis – Vulture Watching Starving Child)

A quale oggetto, legato alla fotografia, sei più affezionato?

Il rullo di carta che protegge la pellicola medio formato.


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