Al termine della prima fase del Leica Talent 2014 sono stati selezionati 12 partecipanti – 3 per singola categoria
Travel Photography – Landscape Photography – Street Photography – Portrait Photography.

I fotografi selezionati hanno quindi partecipato a un workshop, a loro dedicato, svoltosi a Milano e tenuto da Massimo Mastrorillo.
Al termine delle due giornate di analisi dei portfolio e formazione, i partecipanti hanno avuto come compito lo sviluppo di un assignment dal titolo Home.

Due mesi di tempo – da 10 immagini a 30 – testo e didascalie.

Il confronto non è stato sulla qualità delle proprie singole immagini ma sulla capacità di sviluppare integralmente un progetto completo e confrontarsi con gli altri contendenti. Pur essendo tutti fotoamatori sono stati valutati per la capacità personale di rapportarsi al mondo del lavoro, presentando un progetto che potesse interessare il “capo redattore” Massimo Mastrorillo in funzione delle indicazioni da lui fornite ai partecipanti. Quindi, non solo belle fotografie ma un tema ampio, sviluppabile in modo differente a seconda delle personali attitudini.

E’ stato fin da subito chiaro a tutti che la fase finale sarebbe stata un’esperienza personale, non una sfida per poter vincere qualche premio.
Per questi ragazzi e ragazza è stato un percorso di crescita, terminato per i 5 migliori finalisti con un incontro a Milano con Franco Pagetti il quale ha avuto anche il piacere di invitarli a cena a casa sua e passare una splendida giornata con loro.

HOMEMADE

Si sarebbe potuto scegliere un altro luogo, un’anonima e asettica camera d’albergo, oppure una squallida e gelida stanza di un motel di periferia, ma non sarebbe stata la stessa cosa per Nicola. Quattro muri che nulla sapevano di lui non avrebbero potuto restituirgli il senso di sicurezza di cui aveva bisogno. Questa nuova esperienza, che lo ha condotto e accompagnato al piacere e alla scoperta del corpo femminile, doveva invece essere indimenticabile. Ecco perché ha voluto viverla all’interno della sua casa, a Brescia: lì dove passa la maggior parte del tempo in compagnia dei suoi genitori, lì dove studia, dove dipinge e suona la chitarra, lì dove ogni giorno si confessa con la sua guida spirituale, lì dove si sente sempre protetto.

Nicola viene al mondo il 13 luglio 1990. Biondo, occhi azzurri; sereno e dolce. A tre anni è già appassionato per le corse in bici, sfreccia nel giardino di casa sognando futuri traguardi. È in viaggio. Ma, due anni dopo, la prima fermata: gli viene diagnosticata una leucemia linfoblastica. Dopo un ciclo di chemioterapia, una serie di punture lombari e vari prelievi di midollo osseo, all’età di sette anni sembra tutto risolto. Torna a correre in bici, persino a giocare a pallone. Salta, urla, sente il grido della vita nuovamente, finché il destino non lo mette di fronte a un’altra brusca fermata: alcune cellule tumorali si sviluppano a livello testicolare, la vita per Nicola torna a essere in salita. Si susseguono nuovi cicli di chemioterapia e radioterapia. Perde tutti i capelli, lo specchio del bagno restituisce ogni giorno che passa la sagoma di un bambino sempre più irriconoscibile. Si rende così necessario il trapianto di midollo osseo, prelevato dalla sorella. Nicola però ha una serie interminabile di rigetti, rimane in ospedale per undici lunghi mesi. È in un tunnel. Ma non è solo: ad accompagnarlo c’è la famiglia, sempre presente, e la musica. Ha ormai otto anni e, a differenza dei suoi coetanei, ascolta Red Hot Chili Peppers e Lenny Kravitz. Ha già il rock, mischiato a medicinali, che gli scorre nelle vene. Grazie a tutto ciò e alla sua forza di volontà, sconfigge definitivamente la leucemia. Ma quando la vita sembra iniziare a sorridergli, una nuova ombra è già pronta ad allungarsi su di lui. A undici anni l’ennesimo ostacolo: la sclerodermia, una patologia che prevede l’indurimento della pelle e il blocco parziale di tutti gli arti. Così, oggi, Nicola vive su una sedia a rotelle, ma la grande fede spirituale che il dolore ha saputo accendere in lui gli tiene sempre stretta la mano, lo aiuta in ogni momento difficile. E lui la ripaga recandosi frequentemente al convento delle suore di clausura, per trovare la pace interiore e pregare in quella che è divenuta nel tempo la sua seconda dimora. Nonostante le difficoltà, il 17 febbraio si è laureato all’Accademia di Belle Arti, specializzazione in Arti Visive Contemporanee, con la valutazione di 110 e lode.

Il susseguirsi di eventi negativi ha indubbiamente condizionato in maniera significativa la sua esistenza, rendendogli più complicata l’interazione con gli altri, specialmente se dell’altro sesso. Nicola, però, è sempre stato curioso, amante del mondo, desidera essere libero e scoprire tutto ciò che la vita può offrire. Il giorno successivo alla sua laurea ha perciò deciso di farsi un regalo, iniziando un percorso con Carmen, un’assistente sessuale, operatrice del benessere per l’educazione all’affettività, all’emotività, alla corporeità e alla sessualità delle persone disabili.

I genitori, spesso poco comprensivi e disponibili di fronte a questo tipo di esigenza, hanno invece capito il suo bisogno e lo hanno supportato. La casa di Nicola è stata così scelta, in maniera naturale, come il luogo dell’incontro, nel quale l’intimità e il piacere fisico hanno trovato, proprio nella stanza dei sui genitori, la cornice perfetta per questa nuova scoperta.

Il progetto completo

L’editing di 10 immagini

Alex Liverani

Biografia

Sono nato nel 1985 a Faenza, piccola cittadina della Romagna, ma attualmente vivo a Londra. Da ormai 10 anni ho la necessità di nutrirmi giornalmente di Fotografia.
Non mi vergogno di dire che ho lavorato per diversi anni come fotografo in discoteca ed è lì che è nata la mia passione per le persone, per le loro abitudini e per le loro stravaganze. Adoro osservare gli esseri umani, immaginarmi chi siano e cosa facciano nella vita, mi piace prevedere i loro comportamenti e adoro risultare invisibile ai loro occhi finendo poi per scattargli una foto. Amo vagare per le strade alla ricerca di qualcosa che possa stupirmi, odio la staticità, la prevedibilità e l’assenza di emozioni all’interno delle immagini.
Cerco di fare il possibile affinchè possa trasparire, nelle mie fotografie, questa necessità. Mi piace confrontarmi, accrescere le mie capacità e le mie conoscenze, condividendo con altri fotografi, amanti di questa stessa passione, le emozioni che trasmette la Street Photography.
Ed è per questo che dopo essere stato nominato “Nikon Young Talent” nel 2013, ho iniziato a lavorare per dar vita al collettivo “InQuadra” ( www.inquadra.org ) di cui sono il fondatore.

Qualche domanda

Come hai vissuto questo progetto di due mesi?

Due mesi? …magari…durante il periodo a nostra disposizione sono stato in viaggio in India per circa 20 giorni e così a disposizione ho avuto poco più di un mese, è stata una vera e propria lotta contro il tempo. L’idea di realizzare un progetto sull’assistenza sessuale per disabili nasce dal fatto che poco prima dell’assegnazione del tema avevo visto il film “The session” e così ho pensato di approfondire fotograficamente l’argomento, consapevole del fatto che sarebbe stata una scelta coraggiosa. Per realizzare questo progetto ho vissuto per diversi giorni in un monastero di suore di clausura e ho condiviso le mie giornate dall’alba al tramonto con Nicola. Abbiamo stretto un bellissimo rapporto d’amicizia e credo che questo sarà l’aspetto più importante e di cui sarò maggiormente fiero in futuro.

So When Did You Fall In Love With the Photography? – Quando hai capito di esserti innamorato della fotografia?

Avete presente quegli amori estivi, quelli spensierati di quando sei bambino, quelli che nascono in spiaggia, in riva al mare, sotto l’ombrellone. Ecco, io e la fotografia ci siamo conosciuti in una della tante vacanze di famiglia nei prima anni ’90. Ci siamo piaciuti reciprocamente. Mi impossessavo immancabilmente della vecchia reflex Cosina che aveva mio babbo, guardavo con stupore il mondo dentro al mirino e scattavo. Ho avuto successivamente altri amori, altri interessi, ci siamo allontanati, ma poi come accade sempre, il primo amore non si scorda mai, e così intorno ai 18 anni ci siamo ripresi.

Qual è stato il fotografo che ti ha ispirato?

Adoro Mario Giacomelli, da assoluto amante del bianco e nero, non posso che guardare, con particolare ammirazione, tutti i suoi lavori. Volendo citare invece un fotografo contemporaneo, essendo estremamente attratto dalla street photography, non posso non fare il nome di Martin Parr, con il suo modo irriverente di raccontare la storia del (cattivo) gusto e dei comportamenti della classe media inglese. I suoi scatti odorano di zucchero filato e mele candite, burro fuso sui pop corn, pantofole di peluche e cibo preconfezionato, unghie colorate e capelli cotonati, olio abbronzante, carte da parati dai toni marroni e piante finte. In questo periodo sto realizzando un lavoro fotografico che credo che indirettamente prenda spunto proprio dalla sua fotografia.

Qual’è stata l’immagine che ti ha cambiato?

Non so indicare una foto in particolare che mi ha cambiato, ma credo che la scoperta dei lavori di Bruce Gilden abbia clamorosamente mutato il mio approccio alla fotografia di strada. Ero timido, impaurito e mi tenevo a distanza dai protagonisti delle mie immagini. Dopo aver visto le sue fotografie di New York (vedi foto allegata) ho iniziato ad avvicinarmi tantissimo ai soggetti, ho fatto i primi tentativi di utilizzo del flash in strada, ho abbattuto qualunque tipo di barriera emotiva.

A quale oggetto, legato alla fotografia, sei più affezionato?

Sicuramente il panno pulisci lenti della Leica, lo tengo ancora gelosamente impacchettato nella sua confezione. Attualmente è l’unico articolo Leica che possiedo, è li su una mensola pronto a svolgere il suo compito in futuro appena avrò la fortuna di potermi comprare attrezzatura Leica, prima o poi quel giorno arriverà.


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